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e se ci diranno (forum)....

articolo tratto dalla rivista EPOCA del 12 FEBBRAIO 1992

 

CARA VALERIA, RISCOPRIREMO LA VITA...

Fino a un attimo prima di morire, Tenco parlò con la ragazza che amava da tre anni. E le scrisse. Ecco le tre lettere che la donna, ancora oggi misteriosa, ha consegnato pochi giorni fa a Valentino, il fratello del cantante.

«Mi pare quasi di annegare in un mare di paparazzi»

Milano, 13-10-1965

È molto carina quella piccola mansarda che ti ha «offerto» la tua amica; mi piace Adriana: è una ragazza con una classe innata, riflessiva, molto discreta. Spero vivamente che la sua presenza abbia un' azione positiva su dite, per smussare quel tuo caratterino così impulsivo e a volte irriducibile: solo un pochino, però! È deciso allora, amore, passerò all'Rca con l' anno nuovo. Sai, mi rendo conto che l'industria della canzone sta cambiando e mi aspetto molto da questo passaggio... ho l'impressione di essere arrivato ad una svolta, ma non so ancora di preciso cosa ci troverò dietro. Mi rendo conto che l'Rca è una casa discografica con precisi criteri economici e mi rendo anche conto che ogni cantante che vi approda ha un preciso valore commerciale. Ma quello che io cerco, quello di cui ho urgente bisogno non è tanto, o solo, il successo, un riscontro economico, io non voglio, non posso commercializzare le mie canzoni, ma un riconoscimento, quello cui aspira qualsiasi essere umano quando fa qualcosa in cui crede. E poi... 1' Rca vuol dire Roma e Roma vuoi dire te... Devo ammettere onestamente che Roma, per quei che la conosco, non mi comunica un granché: mi sembra quasi di annegare in un mare di paparazzi che inventano le storie più assurde, e di vip e di esponenti della «jeunesse dorée» (niente di personale, credimi ma sto pensando ad alcuni tuoi amici). Ma a Roma avrò te: potremo finalmente stare insieme senza quei continui spostamenti cui siamo costretti ora: e da ora in poi, le volte in cui dovrai tornare a casa, userai il treno (niente discussioni!), così io smetterò di preoccuparmi, aspettando che tu sia arrivata.

Luigi

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«Dalida è una donna viziata e io mi sento una nullità»

18-11-1966

Amore mio, Adriana ha promesso di farti avere questa lettera: ti prego, leggila, mi è costato scriverla, ammettere la mia stupidità, la mia presunzione, le mie debolezze, la mia ingenuità. Sono solo un uomo, e non tra i migliori, se mi sono lasciato trascinare in questa situazione assurda e non ho la forza e la volontà di uscirne, perché se lo tentassi ne sarei distrutto, comunque.

Io ho sbagliato tutto nella mia vita, l'unica cosa giusta, pulita sei stata tu, sei tu e a te non voglio e non posso rinunciare. Ti ho detto mille volte ti amo, ma non ti ho mai detto scusami (è una parola che non vuoi sentire!) per i miei tanti difetti, per non aver la forza di uscire da questo ambiente ipocrita, falso, spietato in cui domina il compromesso. Perché sono una nullità.

Mi hanno promesso il «paradiso»: mi sento sull'orlo di un baratro. Come ho potuto arrivarci! Accidenti a te, perché non hai avuto fiducia in me, perché non mi hai detto di sì.

È tutta colpa mia: io ho permesso a quella donna di costruire tutta questa storia, mi sono prestato al suo gioco perché, da idiota, io lo credevo solo un gioco. Tenco e Dalida, la coppia vincente del prossimo festival. Che notizia golosa per i giornalisti! Io, ho permesso agli altri di ricamarci sopra (ma, se mi conoscessero veramente, come potrebbero crederci?). E poi, poi, quando tu te ne sei andata, ho pensato di poter fare l'amore con lei, per punirti, per ferirti come tu stai ferendo me. No! Non ha funzionato. Ho tentato in tutti i modi, ho passato delle notti intere (aspetta un attimo!) a bere, a cercare di farle capire chi sono, cosa voglio e poi... ho finito col parlarle dite, di quanto ti amo. Che gran casino, vero!

Certo, lei si è dimostrata molto «comprensiva», ma mi ha detto che ormai dovevamo portare avanti questa «assurda» faccenda agli occhi degli altri. È una donna viziata, nevrotica, ignorante, che rifiuta l'idea di una sconfitta, professionale o sentimentale che sia. E ora, non so più come uscirne. Tesoro mio, qualunque cosa tu possa sentire o leggere, credimi, abbi fiducia in me. Ti prego, ora basta: torna, ho bisogno dite: non ti chiederò nulla, non voglio sapere nulla.

Ti amo e ti voglio, disperatamente. 

Luigi

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«Vada come vada Sanremo, non me ne frega più niente»

Roma, 16-1-1967

Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace... a volte sono ingiusto, egoista, arrogante. Penso ai miei problemi e non sempre mi rendo conto di ciò che hai passato e stai passando. Potrai perdonarmi, amore mio? Il fatto è che io, io non vorrei mai che tu ti allontanassi da me; quando questo succede mi sento così spaventato e solo come se tutta la solitudine del mondo mi pesasse sulle spalle. Sarà 1' ultima volta! Al diavolo anche Sanremo, vada come vada, a questo punto, non me ne frega più di niente: voglio che passi, che finisca, voglio uscire da questo gran casino in cui mi sono infilato.

Prometto: ti ascolterò tesi e tesine, parleremo di Dna, deficit idrico, zea mays e... di noi soprattutto. Appena avrai discusso la tesi, faremo una cosa che non abbiamo fatto ancora, ce ne andremo per un periodo di tempo, tu ed io da soli. Andremo... in Africa.., in Kenia. Guarda nel secondo cassetto della scrivania e comincia a fare qualche programma. Tesoro, avremo i giorni e le notti tutte per noi: potremo parlare, prendere il sole, fare l'amore, dimenticare i problemi che abbiamo vissuto, le angosce, i momenti bui. Potremo riscoprire il senso della vita.

Ciao, Luigi.

Torna presto: queste mie mani sono piene di carezze per te e io... io non sopporto la tua assenza.

Luigi

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