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Reverberi: «Dalida era innamorata ma per Luigi lei era una delle tante»

L'amico musicista sentenzia: «Suicidio». E ricorda i retroscena amorosi

articolo del 14/12/2005
tratto dal giornale SECOLO XIX

 

Genova

«E' vergognoso. Ogni volta che si avvicina Sanremo, si torna a disturbare Luigi. E' l'ora di smetterla di cercare pubblicità sulla sua pelle. Sono nauseato». Da Roma, il maestro Gianfranco Reverberi accetta di parlare di Luigi Tenco, del quale fu amico fin dai primissimi anni dell'adolescenza.. «Luigi era una persona emotiva, sensibilissima, fragile. Aveva spaventosi sbalzi di umore, ma non era un tipo triste, malinconico come lo hanno dipinto. Sapeva essere allegro, spiritosissimo». Reverberi era con Tenco a Sanremo, nei giorni del Festival, il XVIIesimo, i superstiziosi tocchino ferro. «Si era convinto ad andare. I suoi pezzi erano molto eseguiti e i diritti d'autore lo facevano guadagnare. Ma parliamoci chiaro: dischi, finchéè vissuto, Luigi ne ha venduti pochissimi. Sanremo avrebbe dovuto lanciarlo sul mercato discografico». La Rca, la sua casa discografica, gli aveva offerto una grossa chance: cantare con Dalida, l'artista in testa alla classifica delle vendite. «La canzone era stata composta con un testo diverso e con un titolo che suonava così: "Li vidi tornare". Parlava di un bimbo che vedeva tornare dei soldati morti che cantavano: "Ciao amore ciao". Un testo antimilitarista, totalmente inadatto al Festival. Luigi cambiò il testo, la canzone divenne "Ciao amore ciao". Ruggero Coppola, altro storico amico di Tenco, a chi scrive dichiarò che inizialmente la presenza di Tenco al Festival era prevista col Coro Monte Cauriol e la canzone "Li vidi tornare". «L'incontro con Dalida cambiò tutto - spiegò Coppola - Lei si innamorò di Luigi e decise che il suo pegno d'amore sarebbe stato la vittoria al Festival.... Luigi un giorno mi confidò: "Prima andavo a Sanremo a cantare così... adesso con Dalida che ha vinto tutto..."». Dalida si innamorò perdutamente di Tenco, che non ricambiò affatto. Reverberi conferma: «Era una delle tante con le quali Luigi andava a letto. Non aveva ancora trent'anni, le donne gli piacevano e lui piaceva a loro. Era cavaliere, Luigi, le faceva stare bene. Parlava d'amore, ma come si fa da ragazzi, per quindici giorni. Non credo sia esistita la fidanzata Valeria di cui Luigi sarebbe stato innamorato. Era una mitomane o una delle tante ragazze che gli ronzavano attorno. Matrimonio? Luigi non ci pensava proprio. Tantomeno con Dalida». Tenco della partner aveva dato un giudizio sprezzante: «E' una donna viziata, nevrotica, ignorante, che rifiuta l'idea di una sconfitta, professionale o sentimentale che sia». Reverberi: «E' possibile che Luigi si sentisse responsabile dell'eliminazione al Festival». Basta il rimorso di una esibizione sbagliata per tirarsi un colpo di pistola alla testa? «Luigi si è dato la morte. Da solo. Senza testimoni. Il biglietto? Gli assomiglia. "Ciao. Luigi", è il suo modo di scrivere. Avevo tentato di portarlo al ristorante, aveva rifiutato: "Sono stanco. Vado a letto". Lo vidi tranquillo, lucido, quindi avrei dovuto preoccuparmi. Era troppo lucido. Telefonai all'hotel per sapere se era rientrato. Sapevo che in macchina correva, come Paoli, temevo che andasse a sbattere. E' nella sua stanza, mi rispose il portiere. Andai a cena. Tranquillo». Una telefonata, forse del portiere del Savoy, interruppe il convivio. Rispose Altieri, il manager dei Rokes. «Tornò al tavolo con la faccia stravolta. "Luigi sta male. Hanno chiamato l'ambulanza". Capimmo che era cosa grave. Ci precipitammo al Savoy. E' possibile che Dalida sia arrivata prima di tutti. Il corpo di Luigi era disteso a terra (il discografico Paolo Dossena, sopraggiunto con Dalida, lo vide appoggiato con le spalle al bordo del letto, ndr). La maglietta sotto la camicia intrisa di sangue. Pensai a sua madre, che gli raccomandava sempre di indossare la maglietta... La pistola? Non ricordo dove fosse».

Renzo Parodi 14/12/2005



articolo tratto dal giornale SECOLO XIX

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